L’incrocio più bello tra un felino domestico e uno selvatico: il Gatto del Bengala

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Gatto o leopardo?

Caratteristiche del Bengala

Ufficialmente riconosciuta nel 1991, quella del Gatto del Bengala è la prima razza ottenuta dall’ incrocio con dei gatti domestici e dei felini selvatici: il primo fu il Dott. Centerwall che negli anni ’60 allevò diversi ibridi di Gatto leopardo nel corso dei suoi studi. Nel 1970, William Engler, un guardiano dello zoo che era stato coinvolto nella cura di gatti esotici per molti anni, aveva due cucciolate di gattini generati dal suo gatto leopardo. I gatti di Engler alla fine raggiunsero la terza generazione e fu lui a creare il nome Bengala. È stata Jean Mill a definire lo standard del Bengala come gatto domestico e a diffondere la razza in tutto il mondo.

Il gatto del Bengala si riconosce subito e non solo per via del suo pelo inconfondibile. Caratteristica quasi esclusiva di questa razza felina è che è uno dei pochissimi felini che ama l’acqua, infatti non ne ha affatto timore e addirittura ama nuotare.

Dal punto di vista fisico,la caratteristica principale del Gatto del Bengala è senza dubbio il suo mantello maculato che deriva appunto dal suo antenato leopardo. Non tutti gli esemplari però presentano delle macchie: nello standard di razza sono ammesse anche le striature che devono avere delle caratteristiche ben precise. La corporatura di questo gatto è piuttosto robusta e muscolosa: non parliamo di un esemplare di piccole dimensioni ed i maschi possono raggiungere anche i 9-10 Kg di peso. Un aspetto peculiare è rappresentato dalla coda: abbastanza tozza ma con la punta sempre nera. Gli occhi sono rotondi ed espressivi ed il loro colore può variare da esemplare ad esemplare.

Per quanto riguarda il mantello, che è la caratteristica più spiccata di questo bellissimo gatto, può essere differente da esemplare ad esemplare. Alcuni mici presentano delle striature con la punta della coda rigorosamente nera mentre altri sono proprio maculati, esattamente come un vero leopardo. Trattandosi di un esemplare nato dall’ incrocio di un gatto domestico con un felino selvatico, non possiamo aspettarci che il gatto del Bengala sia esageratamente mansueto ma non dobbiamo nemmeno abbandonarci ai pregiudizi. Spesso denominati “piccoli leopardi”, sono molto affettuosi e possono diventare molto coccoloni se vogliono, ma in generale preferiscono molto di più giocare, inseguire e arrampicarsi proprio come farebbe un piccolo felino selvatico. I Bengala sono compagni devoti e pazienti con gli altri animali domestici e con i bambini. Sono gatti fiduciosi e curiosi, sempre alla ricerca di qualcosa da scoprire. Poiché sono gatti molto attivi, è importante garantirgli molti stimoli e opportunità di fare esercizio fisico e di interazione con il proprietario.

Anche se la sua indole selvaggia può effettivamente uscire in determinate occasioni, questo gatto rimane molto dolce e affettuoso: a livello caratteriale la componente addomesticata prevale nettamente. Il gatto del Bengala si adatta benissimo alla vita in appartamento ma è sempre meglio predisporre degli spazi dedicati solamente a lui, in modo da evitare danni in casa.

Ho avuto modo di incontrare diversi esemplari del gatto del Bengala in occasione di molte fiere che sono solita frequentare (ci tengo a precisare che sono fiere di esposizione e non fiere di compravendita di animali).

 E’ davvero un gatto molto bello ed elegante; il suo mantello maculato o a strisce  ricorda moltissimo il pelo di un leopardo e la sua espressione fiera ancor di più. L’ultima volta mi sono imbattuta in un esemplare bianco: davvero uno spettacolo. Camminava docilmente al fianco del suo proprietario con un guinzaglio ed in effetti il padrone mi ha confermato essere un gatto con il carattere di un cane. E’ considerato tra i gatti più costosi del mondo; infatti si possono acquistare degli esemplari molto belli ad un prezzo che varia dai 1500 ai 2500 euro, pertanto il mio consiglio, come sempre, è di acquistarlo presso un allevamento serio, professionale e certificato per evitare possibili truffe.

Una ulteriore curiosità

In Italia le normative sull’ allevamento e la detenzione di questa razza sono molto severe; infatti il bengala è considerato domestico solo dopo la terza generazione.

Secondo i normali standard, per essere allevato come animale domestico, un “gatto del Bengala” deve essere distante almeno quattro generazioni (F4) dal gatto leopardo. I “gatti fondatori” semi domestici delle prime tre generazioni filiali (F1–F3), sono di solito riservati solo a scopi riproduttivi e in Italia non è possibile detenere gatti bengala (F1–F3) senza le opportune autorizzazioni. Per i soggetti (F1-F3), la convivenza con altri gatti domestici favorisce l’attenuazione dell’indole selvatica e l’insorgere di atteggiamenti adatti alla vita di casa, come per esempio l’uso della lettiera. Dunque proprio perché derivante da un animale selvatico, ossia il leopardo, si possono commercializzare i cuccioli della quarta o quinta generazione, che si presume abbiano solo una piccolissima percentuale genetica del loro progenitore….che dire? Avere un gatto bengala è davvero come avere un piccolo di leopardo.

 

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Un bengala bianco