Da Welfare a Wellbeing

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benessere degli animali

Da welfare….

Più di cinquanta anni fa fu pubblicato il Report Brambell, esattamente nel 1965 (guidominciotti). Elencava le cinque libertà necessarie al benessere di qualsiasi animale:

  • Libertà dalla fame e dalla sete
  • Libertà dai fastidi e dal dolore
  • Libertà dai traumi e dalle malattie
  • Libertà dalla paura e dallo stress
  • Libertà di esprimere la maggior parte dei modelli comportamentali

All’epoca era necessario sancire e divulgare queste libertà, perchè non c’era abbastanza cultura nè abbastanza sensibilità.

Oggi le prime tre libertà possiamo dire che sono universalmente riconosciute e condivise praticamente da tutti, anche di chi non ama particolarmente gli animali. Esse sono alla base del lavoro dei medici veterinari, degli allevatori e di tutti gli addetti ai lavori.

Nella mentalità comune l’idea di rendere felice un animale passa dal concetto basilare di “prendersene cura” e quindi diamo per scontato dare da mangiare e da bere, non fare del male nè procurare dolore, e, se non sta bene in salute, curarlo e portarlo dal veterinario.

Queste tre primissime libertà riconosciute a qualsiasi animale fanno parte però di un approccio di tipo solo protezionistico che tende a tutelare l’animale come un essere indifeso di cui prendersene appunto cura.

La quarta libertà è stata ultimamente abbastanza riconosciuta e piano piano sta entrando a far parte delle convinzioni e dei ragionamenti comuni. Stiamo appunto parlando del welfare e del wellness: un benessere innanzitutto fisico con inevitabili ripercussioni anche sul benessere psichico dell’animale.

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Gattino-che-sorride

…a wellbeing

L’ultima libertà è quella che a tutt’oggi è meno considerata e di difficile comprensione.

E’ la libertà di avere la possibilità di esprimere le caratteristiche intrinseche legate alla specie a cui appartiene l’animale ma soprattutto avere la possibilità di far prosperare e sviluppare le caratteristiche singolari ed uniche di ogni individuo (wellbeing).

Estremizzando, ma nemmeno tanto il concetto, vuol dire consentire ad ogni gatto o ad ogni cane di esprimere il suo essere gatto o essere cane, vuol dire permettere al cane o al gatto di comportarsi esattamente come un cane o come un gatto, in maniera che possa esprimere le sue motivazioni e le sue emozioni, sia quelle di specie (FILOGENESI) sia quelle individuali e caratteriali (ONTOGENESI).

Volendo fare un parallelo siamo nella parte alta della famosa piramide dei bisogni di Maslow la-piramide-dei-bisogni-di-maslow pubblicata nel 1954. Ogni individuo soddisfatti i bisogni primari legati alla sopravvivenza (parte bassa della piramide) passa al soddisfacimento dei bisogni del gradino successivo e così via fino alla piena soddisfazione e realizzazione di se stesso.

Facile comprenderlo per gli esseri umani meno facile estendere questi concetti agli animali.

Quindi occuparsi del benessere fisico da solo non basta, occorre conoscere ed interpretare anche quali sono le componenti posizionali e cognitive di un animale. Occorre imparare quali sono le motivazioni di razza e chiedersi cosa è portato a fare il nostro animale domestico, a cosa è realmente interessato. Occorre fare attenzione a come risponde alle situazioni, se cambia il suo umore in base alle circostanze, a come reagisce agli eventi.

Perchè come per tutti gli esseri viventi non poter esprimere un comportamento derivante dalle proprie motivazioni porta alla frustrazione, e non trovare un ambiente stimolante e in linea con le proprie motivazioni porta alle demotivazione.

In questi casi sicuramente non avremo un cane o un gatto felice, ma un soggetto con un disagio motivazionale che potrebbe essere potenzialmente depresso o potenzialmente aggressivo.

Facciamo in modo, dunque, di preoccuparci dei nostri amici a quattro zampe veramente a 360 ”

Approfondimenti I sei bisogni fondamentali del cane

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cane che ride